Segheria veneziana e molino

In località Bagni di Bresimo  si trovano due storici opifici, testimoni dell'economia di un tempo: una segheria veneziana e un molino.

Queste strutture ripristinate nella loro funzione, regalano al visitatore la stessa sensazione percepita dai fruitori di un tempo oltre a rappresentare un importante valore storiografico di  tipo museale, per le generazioni future.

segheria e molino in località Bagni di Bresimo
la segheria e il molino si trovano in località Bagni di Bresimo. © Comune di Bresimo - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Descrizione

Museo

Origini delle "macchine ad acqua" in Val di Bresimo

Le cosiddette "macchine ad acqua, quali molini, segherie e fucine, hanno rappresentato per decenni  un ruolo importante per l’economia produttiva, assieme all’agricoltura, della Val di Bresimo. Lungo il torrente Barnés erano stati costruiti diversi opifici in particolare nel ‘800 si contavano 5-6 segherie, oltre ad alcuni molini e fucine.

Nella memoria di molti residenti e' ancora presente l'epoca in cui queste “macchine” funzionavano e svolgevano un ruolo importante per la popolazione della valle.

L'avvento dell'energia elettrica, partendo dai primi decenni del ‘900  ha purtroppo segnato la fine delle macchine ad acqua, consentendo così lo spostamento di questi opifici nei centri abitati e lungo le strade quindi in posizioni più comode ed accessibili che non lungo i torrenti.

Molte delle strutture col tempo andarono in rovina, ma tra i molti opifici esistenti, sono ancora visibili e visitabili una segheria veneziana e un molino che si trovano in località Bagni di Bresimo.

La segheria veneziana

Non c’è data certa della sua costruzione, si presume nel ‘800. E’ certo invece, che fu la prima ad essere costruita in valle; ciò si evince dal tipo di struttura in legno(travi, tavolato, sostegni…ecc), interamente tagliata a mano a differenza delle segherie successivamente costruite con legno tagliato in segheria.

La segheria, mantiene ancora intatte le parti motorie originali ed è costituita da un’unica struttura(parte in muratura e parte in legno)  lunga circa 30 mt.(compresa la parte di abitazione riservata al segantino).

E’ di proprietà comunale e ha funzionato fino agli anni ottanta del secolo scorso, producendo assi o tavole per il fabbisogno del paese.

Negli anni ’90 dello stesso secolo è stata restaurata minuziosamente e rimessa in funzione, rifacendo tra l’altro tutte le parti deteriorate in legno ed in particolare la roggia (condotta) sopraelevata di cui si può seguire l’intero percorso, dalla presa d’acqua lungo il torrente fino alla ruota idraulica.

Tuttora è aperta e visitabile ed è usufruita per visite guidate per gruppi di turisti e scolaresche.

Il molino

Il molino, fra le tante macchine mosse ad acqua e forse la più complessa ed antica associata ad un’arte, quella della macinatura, la cui pratica si perde nella notte dei secoli.

I molini come quello di Bresimo, così come lo vediamo oggi, sono già stati descritti da Vitruvio, quindi risalgono senz’altro all’epoca romana e per la presenza della ruota verticale, mossa dall’acqua, viene detto appunto a meccanismo “vetruviano”.

Nella Valle di Bresimo la prima testimonianza scritta della presenza dei mulini risale al 1492 anche se probabilmente a quella data esistevano già da molto tempo.

Il molino di Bresimo situato in localita Bagni, risale ai primi anni dell'Ottocento.

La mancanza di documenti antecedenti tale data ci impedisce di valutare con certezza la sua esistenza in epoca precedente, ma la tipologia degli ingranaggi, caratterizzata da molti particolari in legno peraltro non riscontrabili in edifici simili, fa pensare sicuramente alla sua esistenza già in epoca settecentesca.

E’ di proprietà del Comune, che lo ha acquistato dalla famiglia Daprai, di cui il nome con cui è conosciuto comunemente il molino. E’ stato ristrutturato negli anni 2000 ripristinando tra l’altro i meccanismi di macinatura; utilizzato fino agli anni ’50 del secolo scorso e attualmente usufruito per visite guidate per gruppi di turisti e scolaresche.

Luoghi di interesse da visitare:

Chiesa di San Bernardo Abate

La Chiesa si trova a Fontana Nuova. E’ stata dedicata a San Bernardo Abate, patrono di Bresimo. 

San Bernardo, Via Fontana Nuova 38020 Bresimo

Chiesa dedicata a San Bernardo, patrono di Bresimo

Modalità di accesso

La segheria veneziana e il molino si trovano in località Bagni di Bresimo. Sono raggiungibili a piedi partendo dalla piazza della Chiesa di San Bernardo (segheria a 850 mt.-molino a 950 mt.) dove è possibile parcheggiare l’autoveicolo nell’ampio parcheggio adiacente alla Chiesa.

L'accesso presenta delle barriere architettoniche per cui  è usufruibile dai disabili se accompagnati da accompagnatore.

Indirizzo

Ulteriori informazioni

Curiosità!

Perchè si chiama "veneziana".

Le segherie veneziane si diffusero in Trentino a partire dal XIII secolo, introdotte dalla confinante Serenissima Repubblica di Venezia che già utilizzava ampiamente questo tipo di meccanismo per la segagione del legname: da qui il nome di segheria veneziana.

La caratteristica costruttiva principale delle segherie alla veneziana è quella di avere una piccola ruota idraulica a pale (spesso sostituita con una turbina negli anni ’50) collegata all’albero di trasmissione e ad un sistema biella/manovella che determina contemporaneamente:

-il movimento verticale, ascendente e discendente della sega che provoca il taglio.

-l’avanzata orizzontale del carrello su cui è sistemato il tronco;

Come funziona la segheria.

Il meccanismo di taglio ricalca quello tipico della segheria veneziana. La forza idraulica non è data da una ruota ma da un mulinello di circa 80 cm(posto nel piano seminterrato) che mosso dall’acqua trasmette la rotazione, ai meccanismi di trasformazione e trasmissione del movimento: da rotatorio continuo a verticale alternato i quali azionano il sistema di taglio e avanzamento dei tronchi.

Il taglio dei tronchi avviene al piano superiore, dove una catena e una ruota provoca l’avanzamento di un particolare carro su appositi rulli(corli).

Il tronco ben ancorato al carro, viene gradatamente spinto verso una lama dentata, fissa al centro del telaio, che alternativamente abbassandosi ed alzandosi provoca il taglio del tronco; poi per forza di gravità(il pavimento in assi è stato appositamente costruito con una leggera pendenza) il carro torna indietro, pronto per un successivo taglio.

L'uso della segheria, di una volta.

La segheria funzionava tutto l’anno, anche in inverno, se il torrente Barnés non era ghiacciato.

Era ad uso dei residenti che con il carro trainato dal cavallo, portavano i tronchi, non più lunghi di sei metri;i n modo da essere compatibili con la lunghezza del carro di scorrimento della segheria.

Il segantino tagliava i tronchi di abete bianco e rosso, larice e anche di noce e frassino, trasformandoli in assi per telai, travi, pavimenti, per la costruzione di mobili, tetti.

Il costo per il servizio, pagato al segantino quale suo compenso, era quantificato in base alla cubatura del legname tagliato.

Il segantino doveva però pagare di tasca sua eventuali riparazioni, ma comunque gli restava un soddisfacente guadagno anche perché la segheria era sempre affollata e per ritirare il legname tagliato bisognava aspettare, in certi periodi dell’anno, anche 15 giorni.

In particolare nel 1954, a seguito di un incendio che interessò gran parte del paese, i segantini erano due per sopperire alla grande richiesta di legname necessario per la ricostruzione.

Come funziona il molino.

Le ruote idrauliche all’esterno sono tre, ma ora è in funzione solo quella della macina che mossa dall’acqua caduta dalla doccia è collegata ad un grosso albero che trasmette il suo moto rotatorio all’interno dell’edificio, dove una seconda ruota dentata provvede a far girare un ingranaggio detto lanterna al quale è collegata una grossa pietra circolare, ruotante su di un basamento sempre in pietra.

I due palmenti insieme formano la macina regolabile per diversificare la grammatura del macinato.

Attraverso un piccolo foro al centro del palmento rotante viene fatto cadere su un grande imbuto di legno, detto tramoggia, il grano o il mais. La farina così ottenuta cade nel buratto, mediante una canaletta di collegamento. Qui posto nella parte superiore del buratto si trova il  buratello; un cilindro in legno rivestito da tela e rete a maglie variabili per consentire una diversa setacciatura della farina e la separazione della crusca, che cadono, separate ,negli  specifici contenitori posizionati nel cassettone sotto.

L'uso del molino, di una volta.

Una volta funzionavano tutte e tre le ruote esterne: due, mettevano in moto il pestino a pile e quello a ruote di pietra, usati per decorticare l’orzo; una la macina per macinare il frumento.

Il molino era al servizio esclusivo per i residenti che portavano il frumento, l’orzo e la segala, in sacchi di iuta, per poi ritirarli riempiti  di farina o di orzo decorticato. Il mugnaio tratteneva come compenso una piccola quantità di farina per uso personale e in parte per rivendere; raramente riceveva qualche soldo da chi poteva pagare.

Il molino funzionava principalmente a partire dall’autunno fino a primavera ed era aperto quando il mugnaio non era occupato nelle sue attività lavorative, o nelle giornate di brutto tempo. “accadeva che in inverno il molino fosse chiuso perché l’acqua del Barnés era ghiacciata.”

Il torrente Barnés.

L’uomo utilizza da secoli l’acqua come forza motrice delle cosi dette macchine ad acqua; mulini, fucine e segherie idrauliche hanno sfruttato i salti d'acqua, quelli naturali oppure quelli artificiali realizzati con rogge e derivazioni, costruendo sugli argini dei torrenti di montagna i primi molini e segherie.

Nella Val di Bresimo il protagonista di questa “forza naturale” è il torrente Barnés.

E’ un tipico torrente alpino che riceve diversi piccoli affluenti alimentati da sorgenti e nevai disseminati lungo i crinali montuosi che circondano la valle. Le sue acque, non più utilizzate per le macchine ad acqua sono oggi un importante risorsa per la produzione di energia elettrica con piccole centrali a turbina.

L'intuizione di Vitruvio

Marco Vitruvio Pollione (in latino Marcus Vitruvius Pollio; Fanum Fortunae (Fano), 80 a.C. circa – dopo il 15 a.C. circa) è stato un architetto e scrittore romano, attivo nella seconda metà del I secolo a.C., considerato il più famoso teorico dell'architettura di tutti i tempi.

Vitruvio presenta il molino come un’invenzione che sfrutta gli stessi principi delle macchine a ruote per il sollevamento dell’acqua. Dopo aver parlato della ruota a cassetti, detta anche ‘noria’, egli osserva che,per ottenere il molino, basta aggiungere all’asse della ruota un tamburo dentato, che a sua volta ingrani con un tamburo orizzontale a cui è fissata la macina.

In realtà, si trattava anche di convertire il movimento della ruota da attivo in passivo: la ruota, cioè, non è fatta girare dall’uomo per attingere acqua,ma(previamente dotata di pale)è mossa dalla corrente dell’acqua e ne sfrutta l’energia per muovere la macina.

Il molino ad acqua trovò largo impiego nel mondo romano, tanto che dal I secolo a.C. al VII d.C. ne sono note un’ottantina di attestazioni e ne sono stati ritrovati resti archeologici in almeno quaranta località, da Roma alla Gran Bretagna alla Provenza: a Barbegal, presso Arles, è stato scoperto un importante impianto molitorio, che poteva macinare farina per 80000 persone.

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